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«Così la Santa sede mette in discussione la laicità dello Stato»

Nessun pericolo per la libertà di opinione – «che è resta distinta da una inesistente “libertà” di istigare alla discriminazione o alla violenza» – e nessun pericolo per l’autonomia scolastica. A dirlo è la senatrice del Partito democratico Monica Cirinnà, tra le più agguerrite sostenitrici della legge presa di mira dal Vaticano. Legge alla quale, a nome dell’intero partito, ribadisce oggi il più incondizionato appoggio. «Sicuramente ci sono dei profili molto delicati di tenuta del principio di laicità dello Stato – dice al Dubbio -. Mi auguro non si arrivi ad una crisi diplomatica».

Come giudica l’intervento del Vaticano sul ddl Zan?

Mi fa riflettere molto, come cittadina e come rappresentante delle istituzioni repubblicane, che la Santa sede senta la necessità di pronunciarsi in modo così duro su una legge che ha il solo obiettivo di proteggere le persone da discriminazione e violenza.

L’autonomia legislativa e la laicità dello Stato sono messe in discussione?

Siamo di fronte a una presa di posizione molto netta in una materia che, al momento, è affidata al Parlamento, avvenuta in forme inedite e con un’intensità senza precedenti nella storia della Repubblica. Come tale deve essere valutata, alla luce del principio costituzionale di laicità e della lettera dell’articolo 7 della Costituzione. Sarà necessario riflettere su quanto accaduto, anche al di là degli stretti profili di merito legati al ddl Zan.

Come risponde alle obiezioni sollevate da Monsignor Gallagher?

La nota vaticana riprende obiezioni largamente diffuse nel dibattito sul ddl Zan. Posso solo rispondere ribadendo che a queste obiezioni è stato dato ascolto e risposta già alla Camera, in sede di discussione e approvazione del testo. Non ci sono pericoli per la libertà di opinione – che è resta distinta da una inesistente “libertà” di istigare alla discriminazione o alla violenza – e non ci sono pericoli per l’autonomia scolastica.

Secondo l’arcigay si tratta di un “attentato alla Costituzione” e di un tentativo di aprire una crisi diplomatica. Secondo lei è davvero così?

Sicuramente ci sono dei profili molto delicati di tenuta del principio di laicità dello Stato. Non so se si arriverà a una crisi diplomatica e sicuramente non me lo auguro. Quel che è certo è che la politica deve essere in grado di dare una risposta equilibrata ma netta, rivendicando il proprio ruolo nel quadro dei principi sanciti dalla Costituzione.

Per coloro che da sempre si sono opposti a questa norma una delle note dolenti è quella che riguarda la scuola. Ci sono margini di trattativa su questioni come questa?

L’articolo 7 del ddl – quello che istituisce la Giornata contro l’omolesbobitransfobia prevedendo anche che possano svolgersi iniziative nelle scuole – è stato modificato alla Camera proprio per ribadire il pieno rispetto del principio di autonomia scolastica. Non ci sono pericoli di sorta. Concentriamoci sull’importanza di prevenire discriminazioni e violenza a partire dalla formazione e dalla cultura, piuttosto che agitare fantasmi inesistenti.

Come influirà questa vicenda sui lavori parlamentari?

La posizione del Partito democratico non muta. È necessario porre fine all’ostruzionismo di queste settimane, portando al più presto il ddl in Aula. È l’ostruzionismo a impedire il confronto democratico sui contenuti, non altro. si. mu.

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