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Così la crisi dei 5 Stelle fa vacillare l’alleanza col Pd

Forse l’aspetto peggiore, per gli alleati in potenza, è l’incertezza. Come si fa a costruire un’alleanza che non sia solo “contro la destra”, orizzonte asfittico, se non si sa chi è, cosa vuole, quale obiettivo persegue il futuro alleato? La crisi dei 5S è crisi dell’intera coalizione che dovrebbe fra meno di due anni (se tutto va bene e non è detto) contrapporsi a formazioni della destra che, almeno per ora, riescono a surfare sulle proprie divisioni come campioni cresciuti tra i marosi delle Hawaii. Per il fronte opposto è molto più difficile, forse impossibile, e la prima nota dolente è proprio il rapporto con il governo Draghi.

Su quel fronte il Pd non ha scelta: deve essere o comunque dichiararsi “il partito di Draghi per eccellenza”. Un M5S che si armasse contro Draghi, pur dall’interno della maggioranza, creerebbe un problema enorme che nell’arco di due anni diventerebbe probabilmente insanabile. Paradossalmente, da questo punto di vista, Grillo offre garanzie maggiori di Conte. Il malanimo dell’expremier nei confronti di questo governo è noto e comprensibile. Il suo tentativo di mantenere all’interno del Movimento anche l’ala dura, quella di Di Battista, implica gioco forza una polemica crescente e la voce più ascoltata a supporto di Conte nella galassia pentastellata, quella del Fatto quotidiano, è sempre più rigidamente ostile al governo e anzi rimprovera al comico fondatore proprio l’aver spinto il Movimento nelle braccia di Draghi, nella maggioranza che sostiene un governo definito “il più restauratore”. Ma Grillo non basta. Una sua vittoria a scapito di Conte, non probabile ma praticamente certa, significherebbe l’indebolimento dell’ala governista moderata, quella che vorrebbe fare dei 5S “il partito del ceto medio”. Quindi anche una sconfitta dell’avvocato del popolo non basterebbe a risolvere il rebus di cosa sia l’indispensabile forza politica alleata del Pd. L’incognita resterebbe tale. Senza contare naturalmente l’eventualità, tutt’altro che peregrina, della nascita di un partito di Conte. Che l’avvocato torni in tribunale confinando l’esperienza politica nel perimetro asfittico dei bei ricordi è poco probabile. L’uomo ha ancora un capitale sostanzioso in termini di popolarità e nella sua fantasia il peso di quel capitale è moltiplicato rispetto alla sua incisività reale, come si è constatato al momento della crisi di governo. Ma l’eventualità che decida di correre l’alea di un suo partito resta forte e in quel caso i problemi sarebbero raddoppiati.

Il Pd avrebbe a che fare con un M5S “originale”, meno incarognito nei confronti del governo Draghi ma anche più radicale e meno malleabile sulla strada della normalizzazione: valga per tutti l’esempio dei rapporti con la Cina, particolare certo non secondario. Però dovrebbe vedersela anche con una formazione contiana, certamente più moderata ma altrettanto certamente molto meno favorevole al governo in carica. Senza contare che si tratterebbe di una scissione di fatto, perché almeno una parte dei parlamentari 5S in cerca d’autore (e di rielezione) passerebbero al nuovo partito e si sa che nei casi di scissione mettere insieme i divorziati è sempre impresa improba. Anche se risulta poi anche più difficile impedire che si accoltellino nel prosieguo. Sarebbe inutile ripetere che l’epicentro del caos politico italiano è l’implosione permanente di un partito che non solo è quello di maggioranza relativa in Parlamento ma che è ancora accreditato di una percentuale di consensi alta. È così, ma è anche l’ennesima scoperta dell’acqua calda.

Più interessante è casomai notare come a creare l’infernale mulinello sia stata la decisione di Zingaretti, poi confermata da Letta, e di Grillo di creare dal nulla un leader politico, confidando da un lato nella sua popolarità, considerandolo dunque più un testimonial che un leader, e dall’altro sulla sua disponibilità ad accettare il non troppo grato ruolo. Ora sbrogliare quella matassa aggrovigliata pensando di aver trovato una magica carta vincente diventa prioritario se Pd e 5S non vogliono affrontare le prossime elezioni battuti in partenza.

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