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Così il telespettatore è diventato giudice. E il giusto processo una chimera…

È in libreria il nuovo saggio dell’ex Procuratore della Repubblica Edmondo Bruti Liberati, già presidente dell’Anm e di Magistratura Democratica, dal titolo Delitti in prima pagina – La giustizia nella società dell’informazione ( Raffaello Cortina Editore 2022, pagine 287, euro 19,00).

Il libro si muove analizzando quel vasto ed eterogeneo campo del racconto dei delitti e dei processi che parte – pensate un po’- dalla Genesi, con l’uccisione di Abele da parte di Caino ‘ Uccide il fratello: esiliato e condannato a vivere ramingo!’ – fino ai giorni nostri con i casi che più ci hanno appassionato: Cogne, Garlasco, Erba, Avetrana e tanti altri.

L’autore, attraverso un approfondito sguardo retrospettivo e comparativo con Francia, Gran Bretagna e Stati Uniti, ci fa rivivere i maggiori cambiamenti che hanno interessato la cronaca nera: dai cantastorie nelle piazze e nei mercati, al 18 gennaio 1988 quando andò in onda la prima puntata della fortunata trasmissione Un giorno in pretura, passando per Telefono giallo e Forum. Se è vero da un lato – scrive Bruti Liberati – che «la televisione ci ha permesso di assistere ad un processo comodamente seduti nel soggiorno di casa» purtroppo dall’alto lato essa «talora ha preteso di appropriarsi del processo stesso, facendolo svolgere nel salotto dei talk show. Dalla televisione nel processo, la tappa successiva è il processo in televisione».

In questo c’è tutta la tensione tra il pensiero di Cesare Beccaria – «Pubblici siano i giudizi, e pubbliche le prove del reato» – e quello del magistrato francese Antoine Garapon, tra i primi a sostenere che la spettacolarizzazione mette in crisi la logica del processo, il suo spazio, il suo tempo e le sue regole: «i media risvegliano – scrive Garapon il sogno della democrazia diretta, il sogno di un accesso alla verità liberata di ogni mediazione procedurale. La dimensione convenzionale della verità giudiziaria diviene insopportabile.

Questo ricorso selvaggio all’opinione pubblica è ugualmente dannoso, perché accredita l’idea che, in una democrazia, l’opinione pubblica sia il miglior giudice ».

Inoltre, il potere che il processo mediatico ha di influenzare gli attori del processo, a discapito dei diritti dell’imputato, è talmente grande che, ricorda Bruti Liberati attraverso i numerosi e stimolanti aneddoti che ci consegna nel libro, nel 1965 la Corte Suprema degli Stati Uniti ha annullato una condanna nei confronti di un uomo d’affari ritenendo che le riprese televisive in aula avessero pregiudicato il principio dell’equo processo.

L’autore poi fa una dettagliata carrellata della ‘ galleria degli orrori mediatici’ nel nostro Paese: da Chi l’ha visto che nel 2010 dà in diretta la notizia del ritrovamento del cadavere di Sarah Scazzi a Quarto Grado che «nell’imminenza dell’udienza preliminare nei confronti di Massimo Bossetti manda in onda un video girato in occasione dell’arresto» , passando per una puntata di Non è l’Arena sul caso Grillo, durante la quale «il conduttore, coadiuvato dai suoi ospiti in studio, si produce in una sorta di controinterrogatorio di un testimone, contestandogli pretese contraddizioni nelle dichiarazioni rese nel procedimento» .

Un altro pregio del saggio è l’onestà intellettuale dell’autore che non risparmia critiche anche alla magistratura: «esibizionismo, supponenza e settarismo di alcuni magistrati, soprattutto pubblici ministeri, non possono essere ignorati» . E cita gli esempi di Antonio Ingroia, di Nicola Gratteri – nelle cui dichiarazioni rese durante una puntata di Presa Diretta dedicata al processo Rinascita Scott «è pressoché ignoto l’uso del condizionale, mai viene menzionato il concetto di presunzione di innocenza» -, di Piercamillo Davigo – «magistrato esternatore a tutto campo nei talk show televisivi e sulla stampa».

La domanda sottesa lungo tutto il libro è come conciliare il diritto ad una (corretta) informazione con quelli delle vittime e degli imputati. «Il dovere di comunicare – chiosa Bruti Liberati – si deve raffrontare con le regole del processo e con le più specifiche disposizioni a tutela della presunzione di innocenza». E «appena l’orizzonte si allarghi oltre le norme del processo, è fondamentale il riferimento al rispetto della dignità della persona sottoposta a indagini e processo e anche definitivamente condannata».

“Delitti in prima pagina La giustizia nella società dell’informazione” (Raffaello Cortina Editore 2022, pagine 287, euro 19,00)

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