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Cosa c’è dietro all’attacco contro il presidente Duque in Colombia

L’ombra dell’Esercito di liberazione nazionale, delle Forze armate rivoluzionarie della Colombia ma anche dell’esercito venezuelano dietro l’attentato. La taglia e l’identikit dei sospettati

Si infittisce il caso dell’attentato contro l’elicottero in cui viaggiava il presidente colombiano, Iván Duque. Mentre attraversava una zona del dipartimento Norte de Santander, nella frontiera tra Colombia e Venezuela, l’aeromobile è stato attaccato con diversi spari. Erano a bordo anche il ministro della Difesa, Diego Molano e il ministro degli Interni, Daniel Palacios. Nessuno per fortuna è rimasto ferito.

Con un video-messaggio, il presidente colombiano ha spiegato che l’attacco è avvenuto vicino alla città di Cucuta: “È stato un attentato codardo, abbiamo ricevuto l’impatto di proiettili, ma il governo non si fa intimidire dalla violenza del narcotraffico, del terrorismo e della delinquenza organizzata. Il dispositivo di difesa dell’elicottero ha impedito conseguenze letali”.

Sono state aperte d’immediato diverse indagini per capire la dinamica dei fatti e le responsabilità. L’elicottero, Sikorsky UH-60 Black Hawk, con modifiche per operazioni speciali, è stato colpito da sei proiettili mentre sorvolava Cucuta, una zona particolarmente rischiosa per le attività di molti gruppi armati.

Il fatto che sia stato colpito solo l’elicottero in cui viaggiava il presidente – e non altri cinque delle guardie del corpo – svela la possibilità di una fuga di informazioni sul piano di sicurezza.

Per Molano, l’attacco sarebbe stato organizzato da un’alleanza tra l’Esercito di liberazione nazionale (Eln) e una delle fazioni dissidenti delle Forze armate rivoluzionarie della Colombia (Farc): “Abbiamo ricevuto notizia di una possibile alleanza criminale tra il fronte urbano dell’Eln e il ‘fronte 33’ dei dissidenti delle Farc, organizzazioni narcotrafficanti e criminali che operano nella provincia di Norte del Santander e sono di stanza in Venezuela”. Rappresentanti dell’opposizione al governo di Duque credono invece si tratti di una montatura.

Il generale Jorge Luis Vargas, direttore della Polizia colombiana, ha dichiarato che le indagini sono state affidate a un team di 150 funzionari di alto livello e sono stati stanziati 3 miliardi di pesos (670.000 euro) per chi avesse informazioni utili.

In un deposito abbandonato, non lontano dall’eliporto, sono state trovate due armi che sarebbero state usate per l’attacco. Una di queste, un fucile, è marchiata con il logo delle Forze Armate del Venezuela.

Dagli interrogatori è stato possibile tracciare l’identikit dei possibili attentatori. Tutti i media colombiani hanno pubblicato la ricostruzione fotografica di due persone, di cui una con un casco che gli copre la testa. L’altra un uomo di una quarantina d’anni, con i capelli corti.

L’attacco contro Duque è stato condannato dalle Nazioni Unite, l’Unione europea e diversi Paesi dell’America latina.

“Il segretario generale delle Nazioni Unite – si legge in un comunicato ufficiale – si sente sollevato del fatto che l’elicottero è atterrato senza problemi e non ci sono state vittime né feriti”.

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