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«Comunicazione in tilt e panico: le toghe temono i referendum»

Per Giorgio Spangher, professore emerito di Diritto processuale penale presso l’Università di Roma “La Sapienza”, che ha seguito quasi tutti i lavori dell’ultimo Comitato direttivo centrale dell’Anm grazie a Radio Radicale, «l’Associazione nazionale magistrati ha una oggettiva difficoltà di comunicazione che peraltro nasconde alcune posizioni inaccettabili. E certamente ciò non giova allo scopo di spiegare la contrarietà ai referendum» del Partito radicale e della Lega.

Professore quale chiave di lettura dare a quanto successo negli ultimi giorni da parte dell’Anm in merito ai quesiti referendari?

Bisogna ripercorrere le tappe di quanto accaduto. Prima il presidente Santalucia in apertura dei lavori parla di “ferma reazione”, poi dalla piazza convocata dalla Lega a Roma Salvini e Maurizio Turco invocano un intervento del Capo dello Stato perché quelle parole suonerebbero come una “minaccia”; successivamente il Cdc discute di referendum e le correnti presentano tre diversi documenti. Alla fine ne esce, come al solito, un documento unitario che passa a larga maggioranza. Si astengono soltanto gli eletti di Articolo 101, il gruppo nato in alternativa alle correnti, che contestano a Santalucia ( uno dei loro esponenti Andrea Reale si spinge sino a chiederne le dimissioni, ndr) anche l’apertura di credito fatta alle riforme messe in cantiere dal governo, pericolose e nocive come i quesiti referendari. Con Unicost e Area, lo vota invece anche Magistratura Indipendente, che pure aveva accusato Santalucia di non aver concordato con tutta l’Anm le sue uscite sulla stampa. Insomma l’Associazione nazionale magistrati ha una oggettiva difficoltà di comunicazione, che peraltro nasconde alcune posizioni inaccettabili.

Perché professore?

Innanzitutto perché Santalucia è un presidente nato dal compromesso di più componenti e non è il leader di una corrente. Un serio problema di comunicazione era emerso già qualche mese fa, quando l’Anm aveva invocato una ‘ sospensione dell’attività giudiziaria non urgente’ se il governo non avesse garantito i processi a distanza, dopo aver rifiutato la corsia preferenziale al vaccino ai magistrati. Anche in quel caso, dopo le polemiche sorte, era stato necessario ri- aggiustare il tiro come avvenuto in questi ultimi giorni, ammettendo un errore di comunicazione. La questione della comunicazione è anche connessa al fatto che il Cdc è formato da 36 magistrati. Ci si è chiesto anche chi debba farsi carico della posizione ufficiale dell’Anm: lo Statuto prevede sia il presidente ma altri hanno sottolineato l’esigenza di far emergere anche le opinioni dissenzienti. A ciò si aggiunge che il Cdc non si riunisce ogni giorno ma ogni mese e quindi mancano le possibilità di confrontarsi come l’attualità richiederebbe. Non dimentichiamo che il potere del correntismo non è svanito: ogni corrente punta a marcare il territorio con le proprie posizioni, a volte contro a volte a favore del presidente, anche in vista di prossime elezioni. Tuttavia non tutto può essere riconducibile ad un difetto di comunicazione.

Ma al di là delle questioni politiche interne, bisogna anche valutare quale messaggio sia arrivato all’opinione pubblica.

Certamente. Ai cittadini è arrivata inizialmente solo l’espressione, istintiva e negativa, di Santalucia “ferma reazione” che, se non riempita di contenuti, può essere interpretata in molti modi. Per questo è nata l’esigenza di modificare la comunicazione, perchè l’Anm non poteva permettersi di delegittimare l’istituto referendario. E lo si nota subito leggendo il documento ufficiale che inizia proprio così: ‘ L’opzione referendaria costituisce legittimo esercizio di una prerogativa costituzionale’. Poi con il “tuttavia” successivo si sono ribadite tutte le contrarietà e le riserve ai quesiti referendari, in primis perché i magistrati li considerano un tentativo di sabotare le riforme in Parlamento e nutrono “forte preoccupazione” per la loro autonomia. Ovviamente resta sullo sfondo del comunicato dell’Anm un nervo scoperto: ossia la situazione di grande difficoltà in cui si trova in questo momento la magistratura. La lettura sotto traccia del comunicato ci parla di una magistratura che teme un giudizio dei cittadini sul loro operato, perché dai sondaggi di opinione è chiara la sfiducia della collettività nei confronti dei magistrati. Tanto è vero che la stessa ministra Cartabia ha sottolineato l’urgenza di ricucire il patto di sfiducia che si è rotto.

Sul merito dei quesiti secondo Lei quali sono quelli che fanno più paura?

Sicuramente per la magistratura la separazione delle carriere è un tabù. Anche se occorre ricordare che il quesito può spingersi solo a riformare i passaggi tra le funzioni. Il quesito su cui hanno molto discusso è quello sulla responsabilità civile. La discussione comunque all’interno dell’Anm è solo all’inizio. Hanno incaricato una commissione per l’analisi di dettaglio dei singoli quesiti e le possibili ricadute. L’Anm dunque non si sottrarrà a fornire un contributo scientifico.

Professore però l’impressione è che, nonostante la grave crisi che sta attraversando la magistratura, quest’ultima non voglia mettersi in gioco, rifiuta proposte radicali di riforma e osteggia i referendum.

Le rispondo così: ad un certo punto hanno iniziato a discutere della riforma Luciani e Santalucia ha suggerito di fornire alla commissione interna all’Anm delle indicazioni di massima ad esempio sul sistema di voto proporzionale o maggioritario. Ebbene, questa proposta di Santalucia non è passata. Questo ci fa capire che ci sono delle grosse divisioni interne e nessuno vuole scoprire ancora le carte. Il problema non è il sistema elettorale ma i comportamenti all’interno della magistratura.

Questo tipo di comunicazione ondivaga giova alla causa dell’Anm?

Certamente no. Però bisogna anche rendersi conto che non saranno i tecnicismi ad orientare i cittadini ma il dibattito politico che verrà fatto sui giornali e in televisione.

Il titolo del comunicato Anm è “Legittimo il referendum, ma temiamo per i diritti dei cittadini”. Non le sembra esagerata l’ultima parte?

Io e lei siamo in grado di capire che i referendum non pregiudicano affatto i diritti dei cittadini. Tuttavia ogni operazione referendaria prevede di inviare messaggi di questo tipo. Questo è il sintomo della paura che i magistrati hanno in questo momento. Ricorda quanto ha pesato la vicenda Tortora sulle vicissitudini del processo penale? Le dico una cosa secondaria, che nulla ha a che vedere con i referendum: durante il Cdc hanno discusso anche della eventuale convocazione del prossimo congresso dell’Anm. La posizione che è emersa è che sarebbe importante chiedere al Presidente Mattarella se, quando e dove – Roma o Bergamo – sarebbe disponibile a partecipare. È un dato su cui ragionare.

A proposito di Mattarella, qualcuno reclama una presa di posizione su quanto sta avvenendo al Csm ma anche in difesa della legittimità dei referendum.

Fino ad ora il Capo dello Stato ha tenuto un atteggiamento di grande riserbo. Non sono in grado di interpretare questo suo silenzio. Sono comunque convinto che guardi con preoccupazione a quanto sta accadendo e cerchi con la ministra Cartabia di risolvere i problemi.

Professore ma alla fine Lei andrà a firmare nei gazebo per i referendum?

Li ho sempre votati e li voterò anche questa volta.

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