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Cartabia: «Per cambiare la giustizia non si può inseguire il consenso. La prescrizione? non è la priorità»

La guardasigilli nel suo intervento al forum Ambrosetti di Cernobbio: «Una giustizia che risponde in maniera celere è un bene per le vittime e anche per gli imputati, che non possono essere tenuti in attesa troppo a lungo: non possiamo stare fermi, lo status quo non è un’opzione»

Le riforme della giustizia devono essere «portate avanti con coraggio, realismo e coralità». A dirlo la ministra della Giustizia, Marta Cartabia, nel suo intervento al forum Ambrosetti di Cernobbio. Dopo aver ricorato «l’impatto negativo» per l’economia dato dall’ineffocienza della giustizia, la ministra ha spiegato che «il fattore del tempo della risposta della giustizia può contribuire a risanare quel rapporto di fiducia che dobbiamo risanare fra cittadini, imprese e magistratura».

Entro la fine di quest’anno devono essere approvate le leggi delega sia per la riforma del processo civile che per quella del processo penale; successivamente, nel primo trimestre del 2022 «bisogna assumere i primi giovani giuristi per l’ufficio del processo». «Fra cinque anni dobbiamo aver ridotto del 40% il disposition time della durata del processo civile e per il processo finale del 25%», ha ricordato Cartabia, secondo cui servono «scelte efficaci che intervengano in modo significativo sui problemi anche se possono essere percepite come scomode». «Non si può essere preoccupati di inseguire il consenso, occorre uno sguardo lungo. Bisogna essere consapevoli dei problemi reali e della loro complessità: questi obiettivi ambiziosi devono essere realizzati», ha aggiunto la guardasigilli.

«Il tema della prescrizione» non è centrale, ha sottolineato quindi la ministra. La prescrizione, ha precisato, è «un rimedio estremo per situazioni eccezionali, non è il problema da cui partire». Nel percorso di riforma della Giustizia, Cartabia, ha fatto notare che «i rapporti tra la politica e la magistratura sono infimmati non da oggi ma da tanti decenni» e «il viaggo della riforma si sta svolgendo, soprattutto su alcuni temi, in un’atmosfera turbolenta come sempre lo è stato. Al pilota – ha detto il ministro durante un panel al Forum Ambrosetti di Cernobbio – viene chiesto di tenere nervi saldi ma anche una grande disponibilità all’ascolto di tutti i soggetti, alla mediazione, alla ricerca di soluzioni condivise e anche una progressività. Una frase che più mi piace – ha aggiunto – è quella famosissima all’origine dell’Unione europea e cioè che l’Europa non si farà d’un tratto»; ebbene, ha concluso, «la riforma della giustizia non si farà d’un tratto ma a piccoli passi».

«Non mi sento pessimista, sono animata da realistico ottimismo: queste riforme, forse per la prima volta, possono contare su risorse, finanziamenti, personale e mezzi», ha spiegato. «Gli obiettivi di quell’impegnativa meta della riduzione dei tempi sono sostenuti da un’attrezzatura adeguata», ha aggiunto Cartabia. Per il ministro «la riforma del processo civile e penale sono in fase di approvazione e i calendari parlamentari ci dicono che dovrebbero essere portati a termine nel mese di settembre». La nostra società, ha proseguito Cartabia, «ha bisogno di imparare a ricomporre i conflitti».

«Siamo osservati speciali, c’è molta aspettativa e trepidazione per queste riforme della giustizia in ambienti internazionali, ovviamente da parte della Commissione europea ma ogni volta che ho occasione di frequentare un consesso internazionale c’è eco di questo lavoro in corso e di questa trasformazione che si attende», ha detto la guardasigilli. «Lo chiede l’Europa, ma giustamente è una richiesta per dare piena attuazione ai diritti che sono garantiti dalla nostra Costituzione, ai cittadini, agli operatori economici tenendo presente che una giustizia che risponde celermente è un bene sia per chi ha subito l’ingiustizia, le vittime, sia per gli imputati che non possono essere tenuti in attesa troppo a lungo: non possiamo stare fermi, lo status quo non è un’opzione», ha detto, ribadendo l’occasione «speciale» rappresentata dal Pnrr che «ci da la possibilità di fare grandi investimenti in personale, edilizia e strumenti informatici».

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