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Cartabia chiama a raccolta: «Sono disposta a cambiare tutto ma non possiamo difendere lo status quo»

«C’è una grande attesa di trasformazione del volto della giustizia e non possiamo lasciare che siano deluse queste aspettative», dice la guardasigilli a Catania. Confermati i concorsi per la magistratura

«Quest’aula porta il nome di ’aula delle adunanze che fin dal nome sintetizza lo spirito di questo mio viaggio nei distretti delle Corti d’appello: adunare, ad unum, chiamare a raccolta per portare ad unità, per convocare ad un compito comune, ciascuno nei rispettivi ruoli, nel momento in cui per la giustizia si prospetta una grande occasione di rinnovamento. Stiamo attraversando una stagione di grandi cambiamenti per la vita sociale italiana, in ripresa dopo la grande ferita della pandemia; una stagione di grande rinnovamento e anche per la giustizia». A dirlo è il ministro della Giustizia Marta Cartabia durante il suo incontro al Palazzo di Giustizia di Catania, seconda tappa nelle corti d’appello dopo quella a Milano. «C’è una grande attesa di trasformazione del volto della giustizia e non possiamo lasciare che siano deluse queste aspettative. Non possiamo lasciare questo momento di fiducia rinnovata lasciando che le cose restino come sono».

Per il ministro il «cambiamento sarà possibile se impareremo ’adunarcì, se sapremo avvicinarci di più, superando rivalità e distanze, in vista di uno scopo comune». «Avvicinarci – ha spiegato – tra tutti i diversi operatori del mondo della giustizia; avvicinarci tra generazioni; avvicinarci tra istituzioni: la giustizia funziona bene soprattutto nei luoghi dove tribunali e corti hanno tessuto forme di sinergia con gli ordini professionali, con le università, con il carcere, con le istituzioni locali, con le imprese e la società civile. I palazzi di giustizia sono inseriti in un territorio e funzionano bene quando chi lo guida sa tessere relazioni con il territorio».

Per Cartabia «il lavoro del giudice» deve essere «supportato da una squadra, un pò come il chirurgo in una sala operatoria, che ha attorno tanto altro personale che gli permette di concentrarsi sul suo compito, sollevandolo da tante attività fondamentali, ma di contorno». «Il chirurgo è e resta insostituibile – ha sottolineato – ma non può fare tutto da solo. La buona riuscita di una operazione dipende dall’intera equipe medica. A questo scopo – ha ribadito – saranno assunti – sia pur a tempo, secondo le condizioni poste dall’Europa, 16.500 giovani giuristi, in due tranche di 8.250 per quasi 3 anni, che dovranno contribuire a rispettare gli impegni che l’Italia ha assunto per ottenere i fondi del Recovery Plan: l’abbattimento dei tempi di definizione dei procedimenti, di ben il 40% per il civile; del 25% del penale».

«Per la democrazia non si può fare a meno di garantire i diritti dei cittadini, ma anche la vita economica e per fare questo bisogna anche intervenire sui tempi della giustizia perché una giustizia lenta e in affanno, incapace di risposte veloci, rappresenta un fardello per il rilancio anche economico del nostro Paese», ha spiegato la guardasigilli. «Mi è ben chiaro – ha aggiunto – che da anni tutti gli uffici giudiziari soffrono di carenze di organico di ogni tipo, di magistrati, di cancellieri e personale amministrativo. Le assunzioni ordinarie dovranno proseguire, ed essere rinforzate, parallelamente allo sviluppo dell’Ufficio del processo. Le assunzioni a tempo del Pnrr non possono sopperire alle carenze di organico strutturali. Tra pochi giorni si terrà il concorso della magistratura per 310 nuovi posti e a ottobre ne verrà bandito un altro per 360 posti, che dovrà svolgersi nei mesi successivi».

«Da quando si è insediato il Governo, da quattro mesi in via Arenula abbiamo dovuto riattivare il motore di una macchina complessa, molto complessa, che per un anno è stata ferma o estremamente rallentata, per via della crisi pandemica». «Sono disposta a cambiare tutto e cercare di ottenere maggiori fondi, ma non possiamo difendere lo status quo», ha sottolineato. «Dobbiamo modificare il nostro modo di lavorare – ha aggiunto – altrimenti l’obiettivo resterà un’utopia che scaricheremo sui giovani perché dovremo restituire i soldi all’Europa. Non voglio fare terrorismo, ma la responsabilità è davvero alta».

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