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Candidato col Rolex, Mughini contro la sinistra al caviale: ognuno mette ciò che vuole. Non rompete i co….

Candidato col Rolex, Mughini contro sinistra al caviale e guru alla Lucarelli style. E affida la sua reprimenda in una lettera a Dagospia: «Ognuno indossa ciò che vuole. Non rompete i cog…ni»… Tanto rumore pere nulla. A detta di Giampiero Mughini, protagonista di un’intemerata affidata a una lettera indirizzata a Dagospia, il clamore social che ha scatenato la questione del giovane candidato nella lista di Carlo Calenda a Roma, preso d’assalto da una certa sinistra (e dall’immancabile Selvaggia Lucarelli), baserebbe recriminazioni e polemiche su un capo d’accusa “delirante”. Nella fattispecie, lo ricordiamo, per aver posato in una foto pubblicata online con tanto di Rolex al polso. «Lo aveva, e allora?», tuona l’intellettuale ultra tifoso della Juventus nella sua missiva. Eppure, si sa, ostentare opulenza tipica di una certa “gauche al caviale”, non piace a quella sinistra fintamente stracciona, che l’iconografia ancient regime vorrebbe proletaria e operaia. E con le pezze sul di dietro (pur se con i conti straboccanti di dobloni)…

Candidato col Rolex, Mughini contro sinistra al caviale e  guru alla Lucarelli

Ed è proprio da questa contraddizione – e dalla guerra social che ne è scaturita – che parte la requisitoria di Mughini che a Dagospia scrive tra l’altro: «Ciascuno porta l’orologio, la giacca, la cravatta, il mantello, la montatura degli occhiali che vuole. E nessuno ha il diritto di rompergli i coglioni».  E chissà che nel mentre Mughini vergava il suo durissimo affondo, a Selvaggia Lucarelli e compagni del Pd non siano fischiate acutamente le orecchie… Ma tant’è. Così, in nome della imprescindibile libertà di essere e di apparire, Mughini risale all’origine della vexata quaestio per abbatterne fondamenta del dibattito e giustificazioni di merito. «Giudico (in silenzio) una persona che ho davanti da cento cose, non certo dall’orologio che ha al polso», tuona lapalissianamente lo scrittore e giornalista siciliano. Pronto a scagliarsi a questo punto contro i dogmi del politically correct (che forse sono i veri obiettivo nel mirino della penna di fuoco).

«Ciascuno porta l’orologio, la giacca, la cravatta, il mantello, gli occhiali che vuole. E nessuno può rompergli i coglioni»

E prosegue: «Io adoro il mio Swatch in plastica che costa sì e no 90 euro, e non lo darei in cambio per nessuno di quegli orologi sontuosi di cui leggo che costano parecchie migliaia di euro a cadauno. In compenso, e alla faccia di chi non mi vuole bene, ho speso una caterva di soldi nella mia vita a comperare le prime edizioni dei libri di Eugenio Montale. Che sono tanti e che ho tutti». Come dire: ognuno ha i suoi valori di riferimento e le sue priorità… Ergo: se quindi il buon Pastore preferisce spendere e spandere in orologi o in altro tipo di shopping ameno, liberissimo di farlo…

Gli attacchi al candidato di Calenda col Rolex e la sinistra moralista a corrente alternata…

Peccato però che il caso, montato effettivamente fuori misura, abbia fomentato un dibattito cavalcato dallo stesso Calenda che, invece di tacer e non curarsi di loro, non è rimasto fermo a guardare. E non c’è certo passato sopra, alimentando l’acrimonia di leoni da tastiera e utenti radical kitsch sempre pronti alla verità rivelata da tirare fuori della tasca e postare in rete. Proprio quella sinistra che, le suona e le canta a corrente alternata, inveendo contro chi ritiene “disorganico” (magari solo per una foto con il Rolex). E salvando, anzi omaggiando dell’impunità social, i vari Saviano, Boldrini e compagnia cantante… Dunque, per non finire né su una lista di proscrizione, né tantomeno sull’elenco degli intellettuali organici, Mughini conclude: “Che nessuno ci provi a rompermi i co***i ove domani mi venisse in mente di mettermi chissà quale orologio al polso. O magari in punta al naso. Così, per farlo un po’ strano». Più chiaro di così…

 

 

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