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Caio Mussolini replica a Campi: «I conti con il mio cognome li ho fatti. E anche quelli con la vita»

Caio Mussolini

Pubblichiamo la lettera di Caio Mussolini in replica alle parole di Campi

Caro Prof. Campi, a seguito del suo post su Facebook mi piacerebbe chiarire alcuni aspetti (non l’ho potuto fare direttamente perché lei non permette, democraticamente, commenti a chi non ha l’amicizia). I conti con il mio cognome li ho fatti da quando ho uso di ragione, penso a quando sono dovuto andare in Sud America negli anni ’70 per ragioni di sicurezza, a quando ho giurato sulla Costituzione come ufficiale di Marina, a tutte le volte che ho fatto un colloquio di lavoro (le lascio immaginare quanto sia stato di “aiuto”), o gli insulti e le minacce che ricevo spesso e in maniera del tutto immotivata. Insomma, ho già dato. Essendo lei un politologo, pare evidente che sia male informato se azzarda parallelismi senza fondamento, dato che il mio percorso politico è stato costituito da una candidatura di servizio, raccogliendo quasi 22mila preferenza dal nulla, dopo aver girato tutto l’immenso collegio meridionale.

Caio Mussolini: i fatti raccontano cose diverse

Insomma, i fatti raccontano cose diverse da quanto affermato sul mio conto, anche usando termini (penso a “clan”) che poco si addicono a chi si atteggia a intellettuale. Ma pazienza. Capisco però che parlare male di un Mussolini faccia notizia, garantisca ospitate tv nel ruolo dell’intellettuale di destra che parla male della destra, una specialità della casa e un qualcosa che abbiamo già visto in passato. Anche perché fare politologia è facile, fare politica è un’altra cosa. Infine, sarebbe curioso sapere perché solo chi porta il mio cognome dovrebbe fare i conti con un pezzo di storia d’Italia. Il fascismo è morto con Benito Mussolini – mio bisnonno – come ha scritto Renzo De Felice (che consiglio sempre di leggere, prima che citarlo, anche se ammetto non essere un autore di facile lettura). E in pochissimi hanno fatto davvero i conti con quella storia. Consiglio un bel libro di Nino Tripodi “Italia fascista in piedi!”, sui tantissimi voltagabbana – anche illustri – che i conti con la storia non l’hanno mai fatta. Invero, ho sempre sostenuto che sia arrivato il momento di avere una visione condivisa di quel periodo, storicizzarlo seriamente, mentre oggigiorno il massimo che si riesce a dire è che era il male assoluto.

Si pensi al presente,  non al passato

Sarebbe più opportuno pensare al futuro del nostro martoriato paese, anziché al passato. Personalmente ho fatto i conti con la storia, per quel che vale (poco o nulla…), ma soprattutto con la vita, e questo per me vale invece tanto. Il fascismo è morto nel ’45. Coloro che sul fascismo (o sull’antifascismo) ancora ci “campano”, invece, vivono e sguazzano intorno a me. Pare sia molto redditizio, a me invece è costato tanto. Resto a sua disposizione per un confronto, anche pubblico, sull’argomento quando lo desidera.

La saluto cordialmente, Caio Mussolini

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