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Biden decide di combattere la pesca illegale

Secondo la FAO la pesca illegale nel mondo produce un fatturato complessivo intorno ai 23 miliardi di dollari l’anno

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Il presidente americano Joe Biden ha emesso alla fine di giugno un importante memorandum per combattere la pesca illegale, quella definita dagli osservatori internazionali con l’acronimo IUU, Illegal, Unreported and Unregulated (illegale, non dichiarata e non regolamentata).

Si tratta spesso di vere e proprie forme di pirateria del mare, che riguardano la pesca di specie protette in aree protette, senza alcuna regolamentazione e tramite lo sfruttamento di esseri umani che rasenta forme di schiavitù del Terzo Millennio.

Viene condotta illegalmente in acque costiere oppure in acque internazionali, in barba a organismi come la FAO o l’ORGP (che stabilisce le regole relative alla pesca), mediante imbarcazioni senza bandiera oppure di Stati che non seguono le procedure internazionali comunemente accettate. Altre volte si tratta di unità cinesi che operano massivamente in barba a tutte le regole della pesca.

Il segreto del suo successo viene dalla difficoltà di molti Paesi nel monitorare e poi far rispettare le normative vigenti. In molti casi parliamo di Paesi in via di sviluppo che in tal modo vedono portar via le risorse dei pescatori locali, che utilizzano ancora metodi di pesca ancestrali e spesso non dannosi per l’ambiente ma poco efficaci dal punto di vista dei volumi. Anche se, in questo modo, proteggono l’ambiente dal depauperamento.

Il memorandum americano chiede un approccio inter-agenzia per affrontare la pesca illegale, il lavoro forzato dei suoi operatori e altre violazioni dei diritti umani e dell’ambiente che avvengono nella catena di approvvigionamento dei prodotti ittici. “Lasciata incontrollata – si legge nel documento – la pesca IUU e gli abusi sul lavoro associati minano la competitività economica degli Stati Uniti, la sicurezza nazionale, la sostenibilità della pesca, i mezzi di sussistenza e i diritti umani dei pescatori di tutto il mondo e aggraveranno gli effetti ambientali e socioeconomici dei cambiamenti climatici”.

Il promemoria ordina quindi alle agenzie governative statunitensi di “utilizzare l’intera gamma delle autorità esistenti per la conservazione, il lavoro, il commercio, l’economia, la diplomazia, le forze dell’ordine e la sicurezza nazionale” per affrontare il problema della pesca IUU e degli abusi sul lavoro associati.

http://www.dailynautica.com/Ma quanto incide economicamente la pesca illegale? Fare un conto è chiaramente impossibile ma sono state fatte delle stime. Negli Stati Uniti l’importazione del pesce consumato sul mercato pare incidere per l’85%. È stato quindi calcolato dalla Commissione per il Commercio Internazionale che nel 2019 siano finiti sulle tavole degli americani prodotti del mare pescati illegalmente per circa 2,4 miliardi di dollari. Una cifra pazzesca.

Secondo la FAO la pesca illegale nel mondo produce un fatturato complessivo intorno ai 23 miliardi di dollari l’anno ma sono stime che possono variare di molto. Mentre aspettiamo interventi concreti, continua la caccia indiscriminata con metodi, mezzi e uomini al di fuori della legalità internazionale. Speriamo che questa presa di coscienza, questo incoraggiamento dato dal presidente americano, possa portare ad azioni concrete.

Fonte foto: Wikipedia

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