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Architettura, il caso dello studio Piuarch ai suoi collaboratori: «Prendete il bonus di 600€ dall’Inps e ve lo decurtiamo dallo stipendio»

La professione dell’architetto vive una fase complicata. Sono tantissime le segnalazioni che arrivano da giovani laureati chiamati a lavorare negli studi gratuitamente, con rimborsi spese irrisori o percependo semplicemente dei sostegni pubblici all’occupazione. Dieci, dodici ore al giorno in ufficio, per una remunerazione che non permette di vivere dignitosamente. La situazione non migliora andando avanti con l’età, e succede sempre più spesso che chi ha studiato per occuparsi di organizzazione dello spazio decida di cambiare percorso di vita. I più fortunati riescono ad entrare nel pubblico: il posto fisso, chimera e flagello per una categoria che sogna la creatività e si scontra con i vincoli di bilancio. Oppure, chi ci riesce, lascia l’Italia in cerca di condizioni migliori. Così ai giovani architetti nostrani non resta che ingegnarsi, fare un doppio lavoro, chiedere aiuto ai genitori per cercare di avere in tasca il sufficiente per arrivare a fine mese. Perché come diceva Morandi – non l’architetto, Riccardo, ma il cantante Gianni – tra i designer italiani solo Uno su mille ce la fa.


Una pagina Instagram che raccoglie segnalazioni di sfruttamento dei giovani professionisti dell’architettura, riordine_degli_architetti, ha fatto molto rumore con due casi. Il primo, quello dell’architetto Andrea Caputo – famoso tra l’altro per essersi aggiudicato la riqualificazione di Piazzale Loreto a Milano -, nel cui studio si applicava un codice comportamentale ferreo: «Siate veloci e zitti». Il secondo, relativo allo studio meneghino dell’archistar David Chipperfield, dove alcuni collaboratori sono stati pagati 500 euro al mese per 15 ore di lavoro giornaliere. Adesso, la lente di ingrandimento dell’account social si è soffermata su Piuarch, uno dei più importanti studi in Italia, anch’esso milanese. Vi lavorano circa 30 collaboratori e a costoro, il 20 marzo 2020, i partner dello studio proposero di «accedere al bonus di 600€ per le partite Iva, così da contribuire alla difficoltà economica dello studio». Tradotto? «Questo significa che voi richiederete questo bonus e percepirete il vostro stipendio decurtato di 600€», spiegò l’architetto Monica Tricario.


La denuncia della pagina @riordine_degli_architetti: «Pratica indecente»

La parola «stipendio» ovviamente non è opportuna, trattandosi di collaboratori che dovrebbero emettere fattura per le prestazioni fornite, non inquadrate nei turni e tantomeno inserite in modo strutturato nell’organizzazione del lavoro dello studio. Uno sconto in fattura, insomma, chiesto, sottolineò all’epoca un altro partner – Gino Garbellini – nella galeotta riunione registrata da un collaboratore, per evitare «di prendere decisioni che portino alla riduzione dell’organico». Un bonus pensato per sostenere i lavoratori autonomi in difficoltà cambiava così finalità e diventava un modo per le società di far cassa, nonostante il governo Conte prima e quello Draghi poi abbiano già previsto ristori ad hoc per le imprese. «Questa pratica, che sappiamo essere stata adottata da moltissimi studi, la troviamo indecente e dovrebbe indignare tutta la cittadinanza che vede i soldi delle sue tasse andare nelle tasche di alcuni furbetti, mentre dovevano essere usati per aiutare le fasce più deboli – scrive riordine_degli_architetti a corredo della registrazione audio -. Vergognosa è anche l’attitudine e la minaccia di sottofondo che si percepisce quando si parla di «situazione difficile», «non c’è lavoro per tutti», «non vogliamo ridurre l’organico». Questo dimostra come le finte partite iva vengano sfruttate senza nessun potere contrattuale».

Video: Instagram | @riordine_degli_architetti

La replica dello studio Piuarch a Open: «Nel periodo di lockdown eravamo in difficoltà»

Open ha parlato con Chiara Gibertini, Business Development Manager dello studio Piuarch, e Gianni Mollo, Project Leader Engineer dello studio. Entrambi sembrano sorpresi dalla polemica innescatasi con la pubblicazione di quella riunione, risalente a un anno e mezzo fa. Anzi, difendono la scelta fatta all’epoca: «Siamo orgogliosi di essere ancora qui, tutti insieme, e non aver lasciato indietro nessuno dei nostri collaboratori», dice Gibertini. «Il periodo era difficile, come studio avevamo quasi tutti i progetti in stand-by», aggiunge Mollo. Gran parte dei collaboratori erano a casa, senza molto lavoro da svolgere. «In quel contesto, avevamo davanti poche scelte. O interrompere delle collaborazioni, o chiedere un minimo sacrificio a tutti. Ricordo che successe nel mezzo del primo lockdown, la situazione era di panico e manca una prospettiva ben chiara sul futuro». L’elemento essenziale che Gibertini vuole sottolineare è che l’iniziativa «prevedeva un’adesione volontaria da parte dei collaboratori che lavoravano con noi. E la riduzione della fattura pari a 600 euro sarebbe avvenuta solo per un mese. Era una richiesta rivolta a chi si sentiva di dare una mano allo studio. Chi non era d’accordo, poteva esprimere il proprio dissenso. Addirittura, a chi ha smesso di lavorare con noi, quei 600 euro sono stati restituiti».

«Tante società, tanti studi in quel periodo stavano riducendo il numero di collaboratori. Noi, invece, abbiamo cercato, e ci siamo riusciti anche grazie a questa iniziativa, di non mandare a casa nessuno. Nessuno dei nostri collaboratori doveva trovarsi in difficoltà con l’affitto da pagare, doveva rinunciare alla propria vita a Milano. Con il senno di poi, è stata la scelta giusta». Ma come mai si parla di difficoltà economiche se, un mese prima dello scoppio della pandemia, Piuarch aveva vinto 600mila euro di premio del concorso architettonico internazionale indetto dalla Fondazione Human Technopole? «È vero – spiega Gibertini, la persona che ha seguito il progetto dello Human Technopole – avevamo vinto il concorso poco prima del lockdown. Ma solo recentemente, e quindi a più di un anno di distanza, abbiamo incassato quel premio che, tra l’altro, solo in parte è entrato nelle disponibilità di Piuarch». Mentre Mollo ricorda l’illegalità della registrazione, «schedata senza il consenso delle persone intervenute alla riunione», Gibertini si rivolge al collaboratore che l’ha fatta: «Se c’era qualcosa che non andava, essendo un atto volontario, potevi semplicemente parlarne con noi».

Alberto Bortolotti, il più giovane consigliere dell’Ordine degli architetti di Milano, venuto subito a conoscenza della questione, ha commentato a Open: «L’Ordine degli architetti deve tempestivamente discutere delle azioni di controllo, di concerto con la commissione disciplinare, per valutare se nell’ultimo periodo a Milano siano stati commessi illeciti di natura deontologica, fermo restando che serve più che mai una legislazione per normare precisamente le collaborazioni a partita Iva, oggi prive di molte tutele e diritti per gran parte dei giovani lavoratori nel settore della progettazione. Il lavoro si paga sempre, ed è necessaria quindi una contrattazione collettiva, anche per gli architetti, che garantisca salari minimi dignitosi a tutti i collaboratori degli studi professionali, grandi o piccoli che siano».

Foto in anteprima: www.piuarch.it

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