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Anno giudiziario, Cartabia: “Pace e giustizia devono essere rinnovate ogni giorno”

Riportiamo di seguito la relazione integrale pronunciata all’inaugurazione dell’anno giudiziario del Cnf dalla ministra della Giustizia Marta Cartabia. 

Bellezza e Giustizia sono un binomio consolidato da tempo nell’esperienza dei popoli, ben espressa nel concetto greco Kalokagathia, la simbiosi del bello e del giusto due aspirazioni profondamente umane che procedono unite di pari passo: dove c’è giustizia, c’è armonia e quindi bellezza e dove non c’è giustizia, l’ingiusto genera orrore, offende e deturpa.

Come vediamo accadere oggi clamorosamente sul teatro del conflitto in Ucraina, anche noi operatori del diritto, nell’inaugurazione di un anno giudiziario, non possiamo non farci interrogare dal contesto dallo scenario di guerra che ci coinvolge così da vicino perché è proprio quando siamo assordati dal fragore delle armi che riflettiamo di più e comprendiamo forse di più il significato profondo della voce del diritto e della Giustizia. La storia e i conflitti del passato ci hanno insegnato l’importanza di poter disporre di istituzioni giudiziarie adeguate anche ai grandi conflitti dei tempi della guerra. In questo, rispetto alla aggressioni del passato, la vicenda Ucraina non ci ha colti così impreparati: le istituzioni giudiziarie ci sono e sono già al lavoro.

Ieri ci siamo riuniti con altri ministri della Giustizia all’Aja anche alla presenza del ministro della giustizia ucraino Denys Maliuska, proprio per mettere in campo già da ora tutti gli strumenti giuridici che abbiamo a disposizione per contribuire ad affrontare questo conflitto anche attraverso il diritto e la giustizia. E così nelle settimane precedenti, lo scorso 4 marzo, nell’ambito del consiglio giustizia e affari interni dell’Unione Europea, abbiamo rinnovato l’impegno e rafforzato l’impegno a cooperare anche riferimento al conflitto ucraino nell’ambito di eurojust, a cui fa anche riferimento l’Ucraina stessa e ieri lo abbiamo visitato all’Aja. La scorsa settimana, il 16 marzo, una riunione del G7 ha riunito ministri delle Finanze della giustizia per mettere in campo sul piano giuridico anche l’uso delle sanzioni economiche e finanziarie nei confronti della Russia degli oligarchi dei loro proxies e di nuovo lunedì saremo a Bruxelles con la medesima agenda. L’Italia insieme agli altri paesi dell’Unione Europea è accanto all’Ucraina con una pluralità di azioni che si muovono su diversi fronti, con gli aiuti materiali, con l’azione della diplomazia, con la pressione delle sanzioni economiche finanziarie, con l’accoglienza dei profughi e altre forme di solidarietà e sono contenta che l’avvocatura sia in prima linea soprattutto su quest’ultimo aspetto. Ma siamo accanto al Ucraina anche attraverso l’azione del diritto internazionale e della Giustizia internazionale che ne sono certa si rivelerà decisiva nel tempo.

L’Italia è stata tra i primi paesi, ora sono 41, di cui tutti quelli dell’Unione Europea coinvolti, a chiedere l’intervento della Corte penale internazionale che attraverso il suo procuratore si sta già attivando per coinvolgere e per svolgere le indagini raccogliendo le prove sui crimini commessi in Ucraina. Per questo e per dare sostegno anche attraverso iniziative concrete all’azione della corte penale internazionale ieri eravamo all’Aja, città internazionale della Pace e della Giustizia. Pace e giustizia che erano e sono gli obiettivi fondativi dell’Europa unita, nata proprio dalle macerie della Seconda Guerra Mondiale. Pace e Giustizia, come tutte le grandi conquiste di civiltà, non possono mai essere considerate acquisite una volta per tutte, ma devono essere rinnovate col lavoro di ogni giorno, riconquistate ogni giorno. Chissà quante volte abbiamo detto queste frasi retoricamente, un po’ per inerzia. Oggi quando diciamo che pace e Giustizia sono da riconquistare giorno per giorno lo ripetiamo con più autenticità, con più gravità.

La Corte penale internazionale è nata a Roma, il suo statuto, lo Statuto di Roma, è stato approvato qui nel 1998 e per l’Italia è un motivo di orgoglio che un accordo così importante che ha segnato la storia del diritto internazionale porti il nome della nostra capitale. Tuttavia quell’accordo, a 24 anni di distanza, aspetta ancora di poter essere pienamente operativo anche nel nostro paese. Per questo, qualche giorno fa, abbiamo istituito una commissione ministeriale incaricata di elaborare un codice dei crimini internazionali, cioè dei crimini di guerra contro l’umanità, di genocidio, di aggressione. Anche questa crisi ci riporta alla necessità di non smettere mai di rafforzare le strutture giuridiche, sul piano internazionale come sul piano interno, ed è quello che da un anno a questa parte stiamo facendo insieme con il grande cantiere che si è aperto al Ministero della Giustizia, seguendo innanzitutto il filo rosso e il Pnrr e gli impegni sottoscritti con l’Europa.

Permettetemi di cogliere questa solenne occasione per ringraziare sentitamente l’avvocatura, tutta l’avvocatura, che sta offrendo un apporto importante al lavoro che si svolge al Ministero, con contributi di riflessione pacati e costruttivi, a tutto il dibattito sui temi che ci riguardano. Ringrazio la presidente Masi con la quale davvero c’è un dialogo costante e attraverso di lei la disponibilità di tutti gli avvocati a comprendere, discutere, lavorare insieme anche in questa occasione. Poco fa, nel suo discorso, abbiamo visto come ci ha offerto spunti concreti, praticabili, suggerimenti e vie percorribili da esplorare, da valutare insieme per poter migliorare l’ambiente giudiziario, l’ambiente del lavoro di tutti noi, di tutti gli operatori della Giustizia. Grazie davvero.

L’impegno fondamentale, lo sappiamo, è quello di arrivare un sistema di giustizia capace di offrire risposte più efficaci e più tempestive ai cittadini, a coloro che voi difendete col vostro lavoro quotidiano. La qualità della nostra giustizia passa anche attraverso un sistema più efficiente. Proprio qualche giorno fa la Corte Costituzionale lo ha scritto in una sentenza, la numero 74 del 2022, che riguarda il tema della magistratura di sorveglianza, ma con affermazioni che si possono estendere a tutti i tipi di procedimento di processo. E cito le sue parole: “discipline che mirino ad assicurare una sollecita definizione dei contenziosi lungi da rispondere a una logica di efficientismo giudiziario che privilegia in chiave statistica la quantità a scapito della qualità, costituiscono attuazione di un preciso dovere costituzionale”. La ragionevole durata del processo è un connotato identitario della Giustizia e del processo. Faccio mie queste parole della corte costituzionale che sfatano il luogo comune che si ritrova talora nel dibattito e che vorrebbe contrapposta l’efficienza alla qualità della Giustizia. Parte della qualità è anche la sua risposta efficiente.

Il Parlamento ha provato numerose leggi: sono già state ricordate le deleghe del processo penale, del processo civile, la riforma della crisi d’impresa e dell’insolvenza e tante altre dovranno essere elaborate nei prossimi mesi. Qualche giorno fa è giunto a termine anche l’iter di approvazione del decreto per le piante organiche flessibili, che permetterà ai singoli uffici giudiziari di poter contare anche per risorse aggiuntive su ulteriori 179 magistrati. In quanto alle riforme, si stanno scrivendo i decreti delegati, i vari gruppi di lavoro per il processo penale presenteranno entro il 10 maggio uno schema di decreti legislativi ed entro il 15 maggio si concluderanno i lavori per l’attuazione della delega civile. Ringrazio tutti gli avvocati che stanno dedicando il loro prezioso tempo all’interno dei gruppi di lavoro accanto a magistrati e professori e non mancheremo di sollecitare eventuali ulteriori audizioni per sentire il vostro parere prima della elaborazione definitiva degli schemi da sottoporre al parlamento. Come ci siamo detti ancora qualche giorno fa in un confronto con la presidente Masi sulla riforma che oggi impegna il Parlamento, quella sull’ordinamento giudiziario e del Csm, la giurisdizione deve sempre parlare attraverso tutte le sue componenti, essere espressione di questa cultura comune, di questa formazione comune che sta a cuore a tutti noi.

Come sapete, per la la riforma dell’ordinamento giudiziario il testo è già stato approvato in Consiglio dei ministri e ora siamo ancora impegnati come governo in un’opera di cesello attraverso un confronto serrato con le forze politiche per arrivare a un accordo su un testo condiviso il prima possibile. I tempi sono stretti in vista del rinnovo del prossimo Consiglio Superiore della Magistratura ma abbiamo già un’agenda fitta di incontri nelle prossime settimane per sciogliere i nodi ancora presenti. È una riforma necessaria e improcrastinabile, lo abbiamo ribadito emblematicamente tutti con un lungo e scrosciante applauso in Parlamento quando il Presidente della Repubblica nel discorso di insediamento rivolto alle camere si è soffermato su questo punto e ha sollecitato l’urgenza proprio di questa riforma. L’impegno a portare a termine questa riforma è volto a rafforzare la credibilità e l’autorevolezza anzitutto di un organo costituzionale, il cui volto è stato sfregiato da alcuni scandali che hanno contribuito a far perdere la fiducia dei cittadini verso la giustizia e verso la magistratura. Il legislatore è a fianco alla magistratura e consapevole della necessità di un percorso di rinnovamento, di autorigenerazione. Il rinnovamento e cambiamento che evocava anche la presidente Masi è proprio di tutti gli organismi viventi, per rimanere se stessi, per tornare a essere se stessi, e c’è una corposa parte della magistratura che vuole iniziare a scrivere una nuova pagina della storia della giustizia in Italia.

Le riforme e le nuove infrastrutture normative intendono facilitare questo rinnovamento dovuto, doveroso, anche per riportare alla luce il volto migliore della nostra magistratura, quello dei tantissimi magistrati che ogni giorno operano in modo riservato, con passione e  dedizione accanto a voi avvocati in tanti laboriosi uffici giudiziari, al riparo dai venti degli scandali. Permettetemi di cogliere anche questa occasione per rivolgere a ciascuno di loro, i principali alleati vostri che operate nel restituire giustizia a chi ha subito torti e violazioni, un pensiero di sincera stima e riconoscenza.

Nelle proposte del governo sulla riforma dell’ordinamento è stato previsto un maggiore coinvolgimento della classe Forense, ad esempio nei consigli giudiziari, dove attualmente i componenti non togati partecipano esclusivamente alle decisioni relative alle tabelle di composizione degli uffici e alle funzioni di vigilanza. Il disegno di legge delega affida al governo ha il compito di intervenire sulla disciplina degli uffici giudiziari, del consiglio direttivo della Corte di Cassazione, per consentire ai membri laici non solo di partecipare alle discussioni e assistere alle deliberazioni relative alla formulazione dei pareri per la valutazione di professionalità dei magistrati, ma anche per consentire alla componente degli avvocati di esprimere un voto unitario in sede di deliberazione sulla valutazione di professionalità, nel caso in cui il consiglio dell’ordine abbia effettuato una segnalazione sui magistrati in verifica. Non si tratta di dare pagelle ai magistrati, ma di offrire loro elementi di riflessione aggiuntivi provenienti da chi osserva l’operare del giudice da un diverso punto di vista. Anche in questo magistrati e avvocati potranno collaborare più intensamente nei consigli giudiziari Come del resto già avviene nell’ambito del Consiglio Superiore della Magistratura. Nell’anno appena trascorso ci siamo occupati dell’avvocatura anche sotto altri profili e abbiamo avviato proficui dialoghi a cominciare dall’esame per l’abilitazione alla professione forense. La sperimentazione che abbiamo avviato con una nuova formula in pandemia sta dando buoni risultati ed è stata prorogata anche per il prossimo anno. Credo davvero che sia giunto il momento per aprire una riflessione sulle sperimentazioni effettuate in tempo di pandemia e decidere cosa fare a regime per il futuro. Vogliamo guardare oltre, questo tempo è stato anche un laboratorio di nuove ipotesi, di nuove riforme, ma vogliamo anche capire cosa trattenere, cosa lasciare e come si suggeriva abbandonare le misure non più strettamente necessarie per affrontare l’emergenza. Sempre a proposito dell’esame di abilitazione, io credo che l’avvocatura debba andare fiera di una piccola novità che però è significativa della sensibilità dell’avvocatura verso le persone più deboli, più vulnerabili.

Abbiamo introdotto in per questa sessione importanti novità per i candidati con disabilità e disturbi specifici di apprendimento. Da più di 10 anni il nostro ordinamento riconosce disturbi come la dislessia, la disgrafia, la discalculia proprio come disturbi specifici dell’apprendimento che possono rappresentare ostacoli e gli ostacoli da rimuovere secondo l’articolo 3 secondo comma della Costituzione per la vita quotidiana e professionale di tanti giovani. In collaborazione anche con la ministra per le disabilità finalmente ci siamo fatti carico proprio a partire da voi, dalla abilitazione alla professione forense, di questi problemi, che peraltro si diffondono nella nostra società in misura crescente. Sappiate che siamo sempre al fianco dell’avvocatura per quanto di nostra competenza. Il ministero, come previsto dalla Costituzione, ha una funzione di servizio al sistema giustizia e vogliamo assolverlo in pieno, accompagnando ogni articolazione del mondo della Giustizia di cui è parte a pieno titolo da protagonista l’avvocatura. Così rafforziamo le nostre istituzioni, così rafforziamo la voce del diritto e della Giustizia.

In questo tempo così sconvolgente occorre riaffermare la forza della legge come strumento per prevenire, prima ancora che per risolvere, i conflitti. Mai come oggi risuonano pertinenti le antiche parole di Sant’Agostino: se non è rispettata la giustizia, se non c’è il diritto, che cosa sono gli Stati se non delle grandi bande di ladri? Quando la giustizia si indebolisce e il diritto è oltraggiato resta solo la legge del più forte. Proprio in questo tempo segnato così profondamente da uno scenario di guerra e di conflitto brutale, rinnoviamo insieme il nostro impegno per ridare forza alla convivenza civile, attraverso il diritto e la Giustizia.

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