Anche Vanity Fair sdogana le gravidanze trans: così l’uomo incinto diventa una «lezione d’amore»

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Dopo l’Espresso, che qualche settimana fa ha messo in copertina il disegno di un uomo incinto, ora anche Vanity Fair esalta le gravidanze di uomini transgender, ovvero di persone nate donna che hanno avviato, ma non completato un percorso di transizione verso l’altro sesso, mantenendo l’apparato riproduttivo con cui sono nate. Nello speciale che la rivista dedica al mondo Lgbt, in occasione del Pride Month, il mese dedicato all’orgoglio non binario (definirlo omosessuale ormai è riduttivo), si trova infatti anche un ampio servizio con intervista dedicato alla storia di Danny Wakefield, nato Danielle, 35 anni fa nel Wisconsin, che di recente ha dato alla luce un bimbo, «il cui sesso biologico – si legge nell’articolo – non è dato sapere».

L’uomo incinto e il fenomeno dei “cavallucci marini”

Con la nascita del figlio, si legge su Vanity Fair, che intitola il servizio «Lezione d’amore», Danny, presentato con una foto di quando aveva il pancione, è entrato a far parte «della comunità dei “cavallucci marini”: persone trans che scelgono di portare avanti una gravidanza con il proprio corpo, del quale hanno conservato l’apparato riproduttivo femminile. Esattamente come gli ippocampi, forse l’unica tra le specie animali in cui sono i maschi a covare le uova».

«Sono trans fluid, il mio corpo è perfetto così»

Danny, però, ha precisato che la scelta di aver un figlio non c’entra con il fatto di non aver completato la transizione da donna a uomo. «Per me come per molte persone trans fluide, non c’è esattamente un traguardo da tagliare. La transizione non significa andare dal punto A al punto B», ha spiegato, chiarendo che «non credo di volere un pene. Il mio corpo è perfetto così com’è. Mi sento completo».

Un video su Youtube dietro la decisione di diventare Danny

L’intervista, che prosegue con le rivelazioni sugli abusi sessuali subiti da bambina e sulle dipendenze da sesso e droga, quest’ultima vissuta anche dai genitori, si sofferma poi su come Danielle sia giunta alla conclusione di voler diventare Danny. «Non mi sono mai sentito a mio agio. Da piccolo non ho mai pensato: voglio essere un maschio. Mi chiedevo: chissà come sarebbe se fossi maschio. Oppure: mi piacerebbe stare in fila con loro e non con le femmine. In seconda media – ha raccontato Danny a Vanity Fair – ho fatto coming out: pensavo di essere lesbica. Avevo una fidanzata, mi piacevano le ragazze, ma ero confuso». Poi la folgorazione arrivata non al termine di un profondo percorso di valutazione di sé, ma via web: «A 23 anni ho visto un video su YouTube di una persona che stava effettuando una transizione. Qualcosa nel mio cervello ha fatto click. Tre mesi dopo ho cominciato a prendere il testosterone».

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