abusi-su-minori,-cresce-il-fronte-contrario-alla-“sorveglianza-di-massa”-delle-chat-private

Abusi su minori, cresce il fronte contrario alla “sorveglianza di massa” delle chat private

Sembra non trovare pace il disegno di legge che si propone di scovare i pedofili online sorvegliando le conversazioni private di tutti i cittadini europei. La presentazione della legislazione finale, proposta dalla Commissione europea e prevista per fine marzo, appare essere stata rimandata, ancora una volta, all’11 maggio.

Svariate organizzazioni, esperti, attivisti o gli stessi politici che si oppongono al disegno di legge, come ad esempio l’europarlamentare Patrick Breyer (I Verdi – Alleanza Libera Europea) che sta seguendo molto da vicino la vicenda, sostengono che la presentazione del testo sia stata rimandata anche questa volta grazie alle numerose proteste. Tuttavia, non essendoci una comunicazione ufficiale da parte della Commissione è plausibile anche che la discussione possa essere stata rimandata per altre ragioni (come ad esempio nuovi impegni prioritari scaturiti dall’emergenza della guerra in Ucraina).

?? According to @POLITICOEurope, our protests have once again made the Commission delay the new #chatcontrol 2 legislation. Publication is now scheduled for 27 April instead of 30 March.

— Patrick Breyer #JoinMastodon (@echo_pbreyer) March 22, 2022

Sta di fatto che per l’Ue la lotta agli abusi su minori (offline e online) resta comunque una priorità da affrontare fino al 2025. Tra le maggiori misure da adottare ci sarebbe appunto il regolamento in questione ribattezzato ‘Chat control’ che “delinea le responsabilità dei pertinenti fornitori di servizi online, imponendo loro di individuare e segnalare gli abusi sessuali online sui minori e di segnalare questo materiale alle autorità.”

Come spiegato nella proposta di legge, alcuni fornitori dei servizi di messaggistica online già starebbero volontariamente riportando alle autorità del materiale pedopornografico sospetto, in maniera tale da aiutarle a incastrare eventuali pedofili nella rete, ma per continuare a fare ciò in maniera trasparente mancherebbe loro una base legale (l’attuale normativa europea sulla privacy impedirebbe di farlo).

Le opzioni legislative al vaglio della Commissione sono dunque tre, di cui una preserverebbe la volontarietà delle società fornitrici a voler o meno ‘collaborare’ e quindi a controllare e a riportare il materiale sospetto; le altre due ‘vie’ od opzioni legali prevedono l’obbligo di segnalazione per i pertinenti fornitori di servizi.

In pratica la riservatezza alla quale siamo abituati nelle conversazioni con crittografia end-to-end (es. WhatsApp) potrebbe presto diventare un lontano ricordo. Sebbene il fine ultimo di tale disegno di legge sia almeno a parole ammirevole (in caso di approvazione, la sua efficacia dovrà comunque essere dimostrata ‘sul campo’), fa comunque rumore l’ondata di contrarietà tra la popolazione, preoccupata del fatto che attraverso tale metodo la propria intimità o più semplicemente la propria privacy possa essere messa a repentaglio.

Nel documento della Commissione si valuta l’impatto economico derivante dalla possibile attuazione delle nuove misure (come ad esempio, maggiori spese per le società fornitrici dei servizi), ma anche l’argomento privacy. A tal riguardo si garantirebbe che “qualsiasi impatto sulla vita privata derivante da obblighi di individuare e segnalare gli abusi sessuali su minori online sia strettamente limitato a quanto necessario e proporzionato”.

Una rassicurazione che basterebbe ad alcuni – che si dicono favorevoli, anche se secondo un sondaggio di Chatcontrol.eu su 10 Paesi e oltre 10 mila partecipanti appaiono essere la netta minoranza, 72 vs 18 per cento – e che evidentemente non basta ad altri, come alle diverse società e attivisti del panorama tecnologico che stanno protestando contro la proposta fin dalla sua nascita.

L’appello più recente rivolto all’Ue è un comunicato stampa congiunto di 35 organizzazioni della società civile, tra cui ‘EDRi’ (European Digital Rights), un grande network europeo composto a sua volta da oltre 45 Ong per la difesa dei diritti e delle libertà online, e tra cui compare anche Amnesty International (Tech). Tra le altre firmatarie del documento oltre a EDRi ci sono Electronic Frontier Foundation (Eff) e il Committee to Protect Journalists (CPJ) (International).

Nel comunicato le organizzazioni condannano in primo luogo ogni forma di Csam (Child Sexual Abuse Material) e sostengono gli sforzi per contrastare gli abusi, ma esortano al contempo l’Ue ad assicurarsi che le comunicazioni private tra cittadini non diventino “un danno collaterale” della legislazione ventura.

Le organizzazioni sostengono infatti che privacy e sicurezza siano diritti che si “rafforzano a vicenda”, prendendo ad esempio proprio la sicurezza nell’ambito della guerra in Ucraina: “Le persone sotto attacco dipendono dalle tecnologie che preservano la privacy per comunicare con i giornalisti, per coordinare la protezione delle loro famiglie e per lottare per la loro sicurezza e i diritti”. Ma anche in tempo di pace questi diritti sono “vitali” per le persone.

Si invita dunque l’Ue – proseguono le organizzazioni – a “collaborare assieme” per trovare una soluzione a lungo termine agli abusi sui minori online, che rispetti “tutti i diritti fondamentali e lo stato di diritto”. Si teme infatti che dare il libero accesso alle chat private, seppur in via eccezionale, alle forze dell’ordine, possa aprire “vulnerabilità che criminali, oppure governi/regimi repressivi possano sfruttare”. Le organizzazioni propongono quindi che non si segua la via della “sorveglianza di massa” ma solo su specifici individui con sospetti fondati, facendo in modo che le misure siano il meno possibile invasive e limitate solo all’individuazione degli Csam. Si suggerisce infine anche di esplorare al meglio i social e gli interventi umani già tracciabili pubblicamente.

A dispetto delle rassicurazioni della Commissaria europea Ylva Johansson sul fatto che legislazione non “indebolirebbe in generale la crittografia”, Ella Jakubowska, policy advisor di Edri, è convinta che non sia affatto così. E scrive: “Se adottata, questa legge renderebbe l’Ue un leader mondiale nella sorveglianza generalizzata di intere popolazioni. Come potrebbe allora l’Ue far sentire la sua voce quando regimi antidemocratici adottano le stesse misure?”.

Related Posts

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.