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A Mele la più alta percentuale di donatori di organi, una comunità abituata alla solidarietà lontana dai riflettori

A Mele la percentuale più alta dei donatori di organi in Liguria. Il piccolo comune del genovese conquista il singolare, ma prestigioso primato piazzandosi al primo posto con un indice di 81,08/100, grazie a un tasso di consensi del 99 per cento.

Una notizia che ha colto di sorpresa il sindaco Mirco Ferrando. “Non ce l’aspettavamo – commenta il primo cittadino a La Voce di Genova – però da melese storico conosco bene la comunità, conosco pregi e difetti. Noi rappresentiamo la classica comunità genovese, un po’ chiusa, mugugnona, riservata, ma questo è un pregio visto che oggi tutti vogliono apparire. Noi preferiamo fare, senza comunicare”.

E la comunità melese fa, durante la pandemia i cittadini si sono dati una mano per sostenere chi era in difficoltà, sia economicamente che dal punto di vista sanitario, e anche con la guerra i cittadini si sono dati da fare. “Abbiamo accolto nella nostra comunità alcune famiglie con bambini che frequentano le nostre scuole. Non lo abbiamo pubblicizzato, non lo abbiamo fatto noi, né le nostre associazioni, non ci piace farlo alle spalle degli altri, ma noto che qualcun altro lo fa. Sembra vogliano mettersi la medaglie, mentre queste cose andrebbero fatte senza pubblicità”.

A Mele oggi vivono 2700 abitanti e a differenza degli altri comuni dell’entroterra l’età media è sotto i 50 anni. Dagli ultimi dati Istat è di 47 anni, – continua il sindaco – abbiamo la fortuna di confinare con Genova. Essendo a pochi chilometri dalla città non abbiamo subito lo spopolamento che stanno subendo gli altri comuni. Le famiglie da noi non fuggono, anzi vengono a vivere qui perché il nostro Comune fornisce servizi. La gente sa che da noi vive in un posto tranquillo a due passi dalla città, perché in cinque, dieci minuti si può prendere il treno verso Voltri. Abbiamo tantissimi bambini dai 3 ai 14 anni. Del resto lo scorso anno abbiamo raggiunto un traguardo importantissimo: a Mele ci sono state più nascite che morti”.

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